In principio fu il Genoa

E’ giovedì, una leggera brezza marina rinfresca la sera, l’estate sta volgendo al termine.
Al civico 10 di Via Palestro l’aria è satura, di idee, entusiasmo, e del fumo che fuoriesce copioso dalle pipe dei presenti.

E’ il 7 settembre 1893, siamo a Genova.

In quello che era il Consolato britannico nella Superba è riunita una simpatica comitiva, sono inglesi, colti, fumano la pipa e sorseggiano scotch di prima qualità, qualcuno farà in tempo ad appuntare davanti al nome il titolo di Baronetto per Sua Maestà la regina Vittoria.
Sono sportivi, e sono degli innovatori.

Oltremanica il football è già realtà, nell’Europa continentale qualcosa inizia a muoversi e Genova, tornata all’antico splendore di Regina del Mediterraneo, non può restare a guardare.

Le finestre sono aperte per rinfrescare la stanza, dalla strada sottostante qualche passante alza lo sguardo incuriosito dal vociare confuso. Intorno ad un tavolo si sta siglando un patto tra Amici, un patto tra gentiluomini.
Il calcio, o meglio, il football, sta per sbarcare sulle banchine Genovesi, bisogna aspettare ancora un po’ per vedere aperta anche agli italiani la porta di questo esclusivo club, ma la locomotiva è ufficialmente pronta a partire dalla stazione di Genova. Salite a bordo.

Un manipolo di persone, il cui aspetto oggi giudicheremo quanto meno bizzarro ma assolutamente cool per l’epoca, sta per cambiare il destino di generazioni di italiani che, nel corso del ventesimo secolo, legheranno a doppio filo la propria esistenza ad un pallone che rotola.
Charles Alfred Payton, tra tutti decisamente il più sognatore, o forse il più consapevole, non riesce a trattenersi: “Gentleman, tra cento anni si parlerà ancora di noi e di questa magnifica serata!”
Qualcuno prova a mantenere i piedi per terra, ma è difficile: “I hope Alfred, I hope…”

I volti, solitamente impeccabili, tradivano una certa emozione mentre con mano ferma veniva redatto l’atto costitutivo del Genoa Cricket and Athletic Club, che oggi fa bella mostra di se presso il Genoa Museum and Store: hanno scritto la storia, fuor di metafora.

Atto fondazione

Un ultimo brindisi, alla nuova avventura, pacche sulle spalle e risate, si indossano i soprabiti, è arrivato il momento dei saluti, la sera sta lasciando il posto alla notte.
Nessuno dei presenti ha ben chiaro la portata di quello che avverrà grazie al loro incontro, ma quando si rivedranno il mattino seguente, per un profondo senso di pudore, nessuno ammetterà di aver faticato ben più del solito a prendere sonno.

“Gentleman, tra cento anni si parlerà ancora di noi e di questa magnifica serata!”
“Of course Alfred, of course…”

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