Goal e brillantina

In Uruguay giurano di non averlo mai visto colpire il pallone di testa.
Ma come?!Più di cento partite nel Nacional di Montevideo con altrettante reti, 29 presenze e 24 marcature nella Celeste, due volte campione olimpico, nel ’24 e ’28, vincitore del primo Mondiale della storia, giocato nel 1930 tra la sua gente, per la verità una sola presenza e poca gloria, e nessuno gli ha mai visto fare un colpo di testa.

Possibile?

Nel Sud America di inizio Novecento, dove cronaca e leggenda si fondono, si, è possibile: Pedro Petrone la palla con la testa non la colpiva mai, per non rovinare la brillantina.
Brillantina
“Quando cronaca e leggenda non coincidono raccontiamo la leggenda.”

Pedro nasce a Montevideo, e fin qui ci siamo, dire quando risulta già più difficile, pare nel 1905, ma qualcuno sostiene sia nato un anno prima, altri addirittura cinque, anche sul giorno e sul mese le ipotesi si sprecano. E’ l’America Latina gente.

Inizia la carriera tra i pali fino a che un giorno qualcuno si accore che rilanciando la palla si avvicina pericolosamente alla porta avversaria, lo spostano 60 metri più avanti, in attacco. E’ la svolta!
Lo nota il Charley Club, sette partite e 4 reti gli valgono la chiamata del Nacional ma prima ancora quella del commissario tecnico della Nazionale uruguaiana per il Campeonato Sudamericano de Football del 1923, lo gioca in casa e timbra in tutti e tre gli incontri. Capocannoniere e trofeo in bacheca. E’ l’inizio di una proficua storia d’amore.

All’inizio del Novecento l’Uruguay è calcisticamente avanti anni luce, gli allenatori europei arrivano in pellegrinaggio per visionare quelli che sono a tutti gli effetti i calciatori più forti del Mondo, Petrone incluso.
Pedro ha un tiro preciso e potente che gli vale il soprannome di “Artillero”, efficace con il destro e con il mancino, non disdegna la conclusione dalla lunga distanza, segnerà anche da metà campo con la maglia del Nacional. Forte fisicamente e veloce è un attaccante completo, però di testa proprio non ci da.

Nel corso del ’24 si svolgono le Olimpiadi a Parigi e il Campeonato Sudamericano in Paraguay, la Celeste si presenta con Petrone davanti che segna ad ogni partita, due medaglie d’oro al collo e titolo di capocannoniere in entrambe le manifestazioni, ma di colpi di testa nemmeno l’ombra.
I capelli impomatati sono sempre in ordine, Pedro ha un bagaglio tecnico talmente ampio che colpire la palla con la testa non gli serve, segna praticamente ad ogni match, e guarda i palloni alti passare oltre. Può permetterselo.

La sua vita scorre scandita dai gol nel Nacional e dalla brillantina accomodata con cura sui capelli. Con la nazionale otterrà un argento al Sudamericano in Perù nel ’27, e si consolerà con il solito titolo di capocannoniere della manifestazione, e l’oro alle Olimpiadi di Amsterdam del ’28, “solo” 4 reti questa volta. Chiude la sua esperienza con la maglia della Celeste nel 1930, Mondiali casalinghi, come già detto poca gloria, una sola presenza senza marcature, ma la Coppa Rimet sollevata al cielo.

Trova il tempo di sbarcare in Italia, al porto di Genova, la Fiorentina è la più veloce e non se lo lascia sfuggire, è il primo straniero nella storia del club gigliato. Porta con se la straordinaria capacità di andare a rete e l’immancabile brillantina ma lascia dall’altra parte dell’Oceano la leggenda sui colpi di testa e le scarpe.
Le scarpe?! Si, Pedro arriva in Italia senza le scarpe da calcio, non può giocare, si cerca tra i migliori calzolai sulle rive dell’Arno, invano, i dirigenti della Fiorentina contattano Montevideo: “Mandateci gli scarpini de “l’Artillero”!”
Arriva in suo soccorso Raffaele “Faele” Sansone, mezzala uruguaiana del Bologna che “tremare il mondo fa”, da all’amico Pedro un paio di scarpini che gli calzano perfettamente. Si può scendere in campo.

25 reti in 27 partite il suo primo anno, vincendo, nemmeno a dirlo, il titolo di capocannoniere insieme al bolognese Schiavio . Diventerà Pietro in ossequio alle volontà del regime e scappa da Firenze dopo contrasti con il tecnico Felsner nel corso del suo secondo campionato in maglia gigliata, non prima di aver segnato dodici reti, tra cui quella storica che consente ai toscani di battere per la prima volta gli acerrimi rivali della Juventus. Gran gol di Petrone che insacca con un imperioso colpo di testa. Di testa?!
Come detto la leggenda resta in Uruguay, con la sue scarpe, lì nessuno l’ha mai visto colpire la palla con la testa, per non rovinare la brillantina: è una storia sudamericana.
Petrone

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