I gioielli del Colonnello

“Signor Lobanov’skj, cosa rappresenta il calcio per lei?”
“La professione e la vita.”

“Non c’è spazio per qualche altra cosa?”
“Per il momento c’è solo posto per il calcio.”

Lobanovski  '99

Valerj Lobanov’skj Colonnello lo è per davvero, nell’Unione Sovietica degli anni cinquanta la carriera sportiva e quella militare sono difficili da scindere. Nato a Kiev nel 1939 legherà il suo nome a quello della squadra locale: la Dinamo.

Proprio nella Dinamo Kiev inizia come calciatore, offensivo, talentuoso e ribelle conquisterà uno Scudetto e una Coppa nazionale prima di andarsene per dissapori con il tecnico Maslov: lo accusa di opprimere l’estro dei giocatori, non sempre è tutto chiaro dal principio.
Negli anni seguenti spesso dichiarerà : ”Io non mi sarei mai allenato, troppo indisciplinato ed anarchico.”

Torna quasi un decennio dopo, con una laurea in ingegneria meccanica in tasca, ed il ruolo di allenatore. Diventerà il miglior tecnico non solo della futura Ucraina ma dell’intera Unione Sovietica.
Arriva dall’esperienza al Dnipro, quattro anni in cui si è avvalso dell’aiuto del prof. Zelentsov e di un computer, anni luce avanti.
Il suo “laboratorio” lo segue a Kiev.
“Tutto è un numero” è il mantra del Colonnello, monitora i calciatori ed i loro allenamenti, un fiume di dati. Non esistono più difensori ed attaccanti, tutti devono saper difendere ed attaccare, conoscere in anticipo la mossa da fare, e quella che farà il compagno, un meccanismo perfetto, il singolo non esiste, non più, esiste la squadra. La componente atletica è fondamentale, per questo nel “laboratorio” arriva Petrowski, allenatore, o meglio “mago”, dell’atletica leggera.
“In campo le uniche improvvisazioni che ammetto sono quelle che possono creare problemi agli avversari.” : Maslov ha lasciato il segno nel ribelle Valerj: non sempre è tutto chiaro dal principio.
Gli allenamenti così come il gioco espresso sono all’avanguardia: forza fisica, raddoppi, recupero palla e aggressione degli spazi. La Dinamo Kiev è una creatura meravigliosa.

Benvenuti nel primo regno di Valerj Lobanov’skj.

Dynamo Kiev 1975Dopo l’accoppiata Scudetto – Coppa Nazionale del 1974 il 14 maggio 1975 al St. Jakob di Basilea la creatura di Lobanov’skj mostra la sua magnificenza all’Europa sollevando la Coppa delle Coppe dopo aver liquidato con un perentorio 3 a 0 gli ungheresi del Ferencvaros. E’ la prima squadra dell’Unione Sovietica ad imporsi fuori dai confini. Nella manifestazione la Dinamo perderà solo una partita, peraltro ininfluente, contro gli olandesi del PSV. Blochin
I ragazzi del Colonnello grazie alla vittoria della Coppa delle Coppe hanno diritto a sfidare il Bayern Monaco di Kaiser Franz, vincitore della Coppa dei Campioni, in palio c’è la Supercoppa Europea. Doppia vittoria e secondo trofeo europeo in bacheca.
Eroe della doppia sfida è Oleg Blochin, che di li a breve riceverà il Pallone d’Oro quale miglior giocatore europeo, cannoniere della Dinamo, mancino ed abile nel dribbling segna solo lui contro i tedeschi: è il gioiello nel primo regno del Colonnello Lobanov’skj .

I trionfi continentali gli varranno la chiamata anche sulla panchina della nazionale, l’intero blocco della Dinamo viene riproposto in Nazionale, ed i risultati tendono a migliorare.

Dopo essersi impegnato per trasformare i calciatori in professionisti a tutti gli effetti, contribuendo a triplicarne i bassi salari, negli anni ottanta il Colonnello, o Maestro come ormai lo chiamano i suoi ragazzi, apre un nuovo ciclo alla Dinamo: il suo secondo regno.

Allenamenti a petto nudo nelle albe di Kiev, non propriamente la California, gioco mnemonico, atletismo esasperato. La squadra fa incetta di titoli nazionali e nella primavera del 1986 mostra, nuovamente, all’Europa la sua grandezza. La solita finale di Coppa delle Coppe, il solito 3 a 0, a farne le spese questa volta è l’Atletico Madrid guidato dal futuro selezionatore delle Furie Rosse Aragones. Dinamo Kiev '86
Lobanov’skj ad ogni regno può vantare un gioiello prezioso, è la volta di Igor Bjelanov, velocissimo attaccante, capocannoniere del trofeo appena conquistato, verrà premiato con il Pallone d’Oro proprio come Blochin.

La squadra non riuscì a bissare l’accoppiata del ’75, la Supercoppa Europea sfuma contro la Steaua Bucarest di un giovane Gheorghe Hagi.

Il terzo ed ultimo regno di Lobonov’skj alla Dinamo non porterà trionfi europei ma consegnerà alla storia del Calcio il suo gioiello più sfavillante.

Lobanovski  '88

Dalla stagione 1994/95 la Dinamo vince consecutivamente cinque titoli Nazionale e in tre casi porta a casa anche la Coppa d’Ucraina, inoltre ben figura in Champions League, massima competizione europea, raggiungendo in un’edizione anche la semifinale. Pupillo del Colonnello è un attaccante rapido, potente, tecnico e con uno straordinario fiuto per il goal, sicuramente uno dei migliori giocatori visti a cavallo tra XX e XXI secolo, si chiama Andrij e di cognome fa Shevchenko.
Miglior marcatore della nazionale ucraina e tra i migliori della Champions League.
Deve tutto al Colonnello. Viene messo sotto torchio negli allenamenti, ha una preparazione da corpi speciali dell’esercito.
Quando nel ’99 arriva al Milan dopo due ore di allenamento chiede quando si inizia a fare sul serio, i compagni vanno sotto la doccia, lui resta ad allenarsi da solo ancora per un po’.
Racconterà che uno degli esercizi base alla Dinamo è la cosiddetta “salita della morte”, una serie di scatti lungo una salita dalla discreta pendenza, gli assistenti di Lobanov’skj sono pronti ad annotare sui loro taccuini quando i giocatori vomiteranno, perché è certo che vomiteranno.
Sheva no, posto fisso alla Dinamo ed in Nazionale.

Vincerà anche lui il Pallone d’Oro, da giocatore del Milan, ma il successo è figlio dei suoi anni alla Dinamo guidato dal Colonnello.
Nel 2003 dopo aver conquistato la Champions con la maglia rossnera volerà a Kiev, a omaggiare il suo maestro.

Sheva

Valerj Lobanov’skj se ne era andato allenando la sua creatura, un ictus lo colpisce mentre è in panchina, era il 13 maggio 2002.

Ha dato vita al “calcio del 2000”, si, ma eravamo a metà degli anni settanta, dal gruppo, base di ogni suo risultato, ha tirato fuori meravigliosi gioielli.
Il Colonnello nel 2003 diverrà eroe d’Ucraina, la più alta onorificenza della nazione e lo stadio della Dinamo porterà il suo nome.

“Noi gli davamo massima fiducia e lui ci restituiva amore infinito.” A. Shevchenko

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Nei Mondiali del 1986 l’URSS, guidata da Lobanov’skj, fa il suo esordio battendo per 6 a 0 l’Ungheria. Il pensiero di chi assiste a quella partita pressappoco è :”Bene, dategli pure la coppa evitiamo altre inutili partite.”. Persero gli ottavi di finale contro il Belgio, 4 a 3 dopo i tempi supplementari, una delle partite più belle nella storia dei Mondiali.

Lobanovsky '86 Due anni dopo il Colonnello ed i suoi ragazzi accarezzano il sogno di portare a casa il Campionato Europeo, in Germania arrivano in finale, prima che Gullit e Van Basten, con uno dei goal più belli della storia, conducano al successo i tulipani olandesi.

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