Alan back home

St. James' ParkAl St. James’ Park, nel nord dell’Inghilterra, non vedono sollevare un trofeo da sessant’anni, sessanta, eppure ogni volta che la squadra di casa scende in campo gli spalti sono gremiti.
Dal 1880 St. James’ Park è la casa del Newcastle, black and white.

Se si pensa al Newcastle degli ultimi vent’anni si pensa ad Alan, corre sgraziato, un po’ ingobbito, ha una forza fisica straordinaria, e sa sempre dove e come trovare la porta, dopo un gol esulta alzando il braccio, lo farà spesso. Alan è Alan Shearer e da queste parti, nel nord dell’Inghilterra, è una Leggenda.

Alan è figlio di Newcastle, nasce nel ’70 da padre operaio in una tipica città operaia nel nord operaio dell’Inghilterra. Le alternative sono poche, durante la settimana gioca a calcio e la domenica tifa per i “megpies”; se non l’aveste capito in questo angolo d’Inghilterra il Newcastle è una cosa dannatamente seria.

Dopo i primi calci ed i primi provini finisce, ancora teenager, nel Hampshire, Southampton, estremo sud del Regno Unito, non la costa mediterranea ma tremendamente lontano dalla sua Newcastle. Inizia nelle giovanili, e segna, segna, segna, un’abitudine che lo accompagnerà tutta la carriera.
Fa il suo esordio non ancora maggiorenne nel campionato inglese con la maglia biancorossa del Southampton, entra dalla panchina e gioca uno spezzone, è la primavera del 1988, due settimane dopo parte titolare contro l’Arsenal, segna un goal, poi un altro, e dopo un altro ancora: si porta il pallone a casa, da quelle parti funziona così, a 17 anni e otto mesi è il più giovane della Storia. L’exploit riamane però isolato e la stagione si conclude senza ulteriori squilli, così come la stagione seguente, poche presenze e nessuna marcatura. Va meglio l’anno successivo, le presenze aumentano, i goal sono solo tre ma in squadra c’è un certo Matthew Le Tissier, arriva da una piccola isola nel canale della Manica, e il ruolo da protagonista nella squadra è cosa sua. Soccer - Southampton
La stagione 1991/92 è quella della consacrazione, 13 timbri e “l’animale da goal” che c’è in Alan si fa conoscere alla nazione, non riusciranno più a domarlo.
Per quel ragazzo di ventidue anni si muovono tutti i maggiori club del Regno, un certo Alex Fergusson, dopo qualche anno e parecchi trofei anteporrà il titolo di Sir. al nome, marca stretta la dirigenza biancorossa, vuole a tutti i costi quel ragazzo che sembra uscito dal calcio degli anni trenta nel suo United.
“Se proprio deve andare per lo meno che ci ricoprano di soldi!”, e a coprire di soldi la dirigenza del Southampton è il Blackburn Rovers che vuole tornare ai fasti di un tempo. Shearer lascia il sud dell’Inghilterra e va nel Lancashire, è il trasferimento più oneroso del calcio d’oltremanica.

PKT5428-397277ALAN SHEARERFOOTBALLEREverton 0 V Blackburn 3Con la maglia del Blackburn Alan fa la cosa che gli riesce meglio: segna, a raffica. Nella stagione di esordio ne mette 16 in 21 partite, a metà campionato si rompe il legamento anteriore destro. Ci sono dei dubbi su come si presenterà in campo dopo l’infortunio, la sua condizione, continuerà a segnare?! Dubbi?! Dubbi su cosa?! E Alan Shearer gente, e la stagione seguente torna e la mette alle spalle del portiere 31 volte in quaranta partite, trentuno!
Siamo pronti.
Pronti per cosa?!
Per alzare un trofeo!

Alan Shearer Blackburn

Stagione 1994/95, Alan con i suoi goal, trentaquattro, fa quello per cui era stato acquistato: riporta il Blackburn al vecchio splendore, è campione d’Inghilterra.
Questo resterà l’unico trofeo di cui Alan potrà fregiarsi, riceverà una marea di riconoscimenti, vincerà parecchie classifiche marcatori, ma trofei al cielo non ne alzerà più.
Che problema c’è Alan?! Nella tua Newcastle sono sessant’anni che non vedono alzare un trofeo. C’è un’altra gloria nel calcio ragazzo.
L’anno seguente giocherà la Champions, continuerà a segnare, alzerà il braccio per trentuno volte, ma è evidente che qualcosa sta per cambiare, il Blackburn il meglio l’ha dato, ripetersi è imposibbile.
Siamo pronti.
Pronti per cosa?!
Per tornare a casa!

Nell’estate è di nuovo asta, c’è ovviamente Alex Fergusson, che nel frattempo ha dimostrando di saperci fare su quella panchina, ed il suo Manchester United e poi c’è il Newcastle. Da una parte i trofei da alzare al cielo, le coppe, la gloria, dall’altra la sua casa e la sua gente, quell’altra gloria.

Lascia il Blackburn dopo 112 goal in 138 partite, centododici goal in centotrentotto partite.

Alan back home!

C’è un momento all’interno di una storia che ti spinge a raccontarla a più persone possibili, nella storia di Alan il momento è questo. Il figlio della Newcastle operaia che segna come se piovesse, e da queste parti di pioggia se ne intendono, ed esulta alzando il braccio torna a casa dopo un decennio e quasi duecento reti.

La città impazzisce, Shearer indossa il black and white dei “megpies” e al St. James’ Park ogni partita in 50.000 applaudono il loro beniamino ed alzano le braccia al cielo insieme a lui dopo un goal. E’ il suo trofeo, è l’altra gloria ed Alan lo sa.

Alan Shearer NewcastleNella sua prima stagione segna 25 volte e porta i suoi ad accarezzare la vetta, finiranno secondi, non male per chi da sessant’anni non vince nulla però ci avevano sperato con il loro ragazzo in squadra, disputeranno la Coppa Uefa la stagione seguente. Stagione seguente che sarà travagliata per Alan, più infortuni che reti e l’avventura in Europa che si infrange ai quarti di finale contro i francesi del Monaco.
Dopo il secondo posto nell’anno del ritorno a casa i “megpies” vivranno degli anonimi campionati a metà classifica, i gol di Alan e lo stadio sempre pieno sono tra le poche note liete. Alza il braccio 14 volte il terzo anno e 23 il quarto, fa qualche apparizione in Europa ma con poca fortuna.
Arriva per due volte in finale di FA Cup, segna dieci reti suddivise equamente nelle due edizioni ed entrambe le volte vedrà “gli altri” alzare il trofeo.
Ad eccezione della stagione che inaugura il terzo millennio Alan fa pienamente il suo dovere, segna e corre felice con il braccio alzato. La squadra si rialza in classifica, un anno quarta, l’anno dopo terza, poi quinta. Altre partite europee nel biennio 2002-2004, la conclusione è la semifinale di Uefa, i “megpies” si scontrano contro l’Olympique Marsiglia, Didier Droga, campione mortifero negli ultimi sedici metri, non lascia scampo, si ritorna in anticipo nella terra di Albione.
Shearer però non si lascia scappare l’occasione di timbrare il cartellino in giro per i campi del vecchio continente, nei due anni tra Champions League e Coppa Uefa gli squilli sono tredici.
Nella stagione 2004/2005 la squadra scivola di nuovo verso il centro classifica e Alan segna meno del solito, si fermerà a 7 goal, ma in Europa è scatenato, la squadra non va oltre i quarti di finale di Coppa Uefa, a fermarne il cammino ci pensano i portoghesi dello Sporting Lisbona, ma lui vince la classifica marcatori del torneo, undici reti in nove partite.
E’ il canto del cigno.
Alan Shearer bambinoAl termine della stagione Alan doveva ritirarsi, si, doveva, ma lo convincono a giocare ancora un anno, e chi rinuncia ad uno così.
La sua ultima stagione non è di certo la migliore dal punto di vista realizzativo, non ha più lo spunto dei giorni migliori, e non sempre è il più veloce a gettarsi sulla palla, oltre cinquecento partite del massimo campionato inglese stanno presentando il conto. I 50.000 del St. James’ Park sanno che per rivedere una Leggenda così dovranno aspettare ben più dei sessant’anni da cui aspettano un titolo, e per questo se lo godono, il braccio si alza “soltanto” dieci volte ma non importa, c’è un alta Gloria ed in questo angolo piovoso d’Inghilterra lo sanno bene.
Un infortunio gli impedirà di chiudere la stagione in campo. Dopo dieci anni e oltre 200 goal Alan saluta e si ritira.
L’incubo dei difensori e portieri di oltremanica appende gli scarpini al chiodo, niente più campi da calcare, porte da puntare e reti da gonfiare.
E’ una Leggenda della squadra della sua città, quella per cui tifava suo nonno, suo padre, e lui.

Tornerà ad indossare il black and white del Newcastle qualche anno dopo, i dirigenti penseranno a lui quando ci sarà da raddrizzare la nave che imbarca paurosamente acqua. Nella primavera del 2009 si siede in panchina per provare a salvare la squadra.

Non ci riesce, ma qui, nel nord dell’Inghilterra, non importa a nessuno.

Alan Shearer mister

Thank you Alan, thank you…

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Alan Shearer nazionaleAlan ha sempre avuto un discreto feeling con nazionale inglese. Con la maglia dei tre leoni non ha perso l’antico vizio di correre per il campo con un braccio alzato dopo aver segnato. Mentre al Southampton si ostinano a tenerlo lontano dalla porta, si va bene, ma c’è Le Tissier, con l’under 21 segna 13 volte in 11 incontri.
Così, come biglietto da visita.
Con la divisa della nazionale maggiore mette insieme 63 presenze. Al suo esordio gonfia la rete contro “l’odiata” Francia, bravo Alan, non potevi scegliere avversario migliore.
Nel ’96 c’è l’Europeo casalingo, e Shearer come abitudine senga, segna e segna, son quattro goal nel gironcino, mette la firma in ognuno dei tre incontri. Nei quarti con la Spagna termina a reti bianche, si va ai rigori e Shearer il suo lo mette, i compagni fanno altrettanto e si va in semifinale ad affrontare la Germania.
“Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince.”
Proprio così, Alan segna dopo tre minuti, ma i tedeschi fan presto a pareggiare, si va ai rigori e ancora una volta Shearer è preciso, i tedeschi però lo sono di più e vanno in finale, che poi vinceranno con il primo golden goal della storia, a segnartlo una conoscenza del calcio italiano: Oliver Bierhoff.
Parteciperà ai Mondiali francesi del ’98 e ad Euro2000. Inutile dire che non alzerà nessuno dei due trofei.
Saluta la nazionale a trent’anni con altrettante reti.

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