Jorge Campos: portiere goleador con la tavola da surf

AcapulcoAd Acapulco non c’è ressa nei campetti in terra battuta per dare due calci ad un pallone, in questa parte di Messico sulla costa Pacifica i ragazzi preferiscono la spiaggia di Revolcadero, luogo di culto per gli amanti del surf, o lo strapiombo de La Quebrada, teatro di spettacolari tuffi, non prima però di una richiesta di protezione alla Vergine di Guadalupe.

A metà degli anni ’80, nelle acque cristalline della baia, su una tavola da surf troviamo un ragazzo minuto, forse arriva al metro e settanta, forse, e prima di provare a domare le onde si è dilettato con tennis, pallacanestro e baseball.
Lo ritroveremo con guantoni e maglietta sgargiante, a metà tra il personaggio di un cartoon messicano ed un eroe di lucha libre, a difendere la porta della Nazionale messicana negli ultimi due mondiali del secolo, inchiodato sulla line di porta nientedimeno che da Blatter, ma a questo ci arriveremo.

A chiunque abbia assistito ai Mondiali americani del ’94 il nome Jorge Campos suonerà oltre modo familiare, ma mai quanto la sua immagine.

Campos 2

Campos n.9Dei suo primi vent’anni tra le onde, spruzzati da piccole esperienze in altri sport, abbiamo già detto. Si cimenta anche nel calcio, quello vero inizia tardi, a ventidue anni lo ingaggia il Club Universidad Nacional, meglio noti come Pumas. Giocherebbe tra i pali, nonostante l’altezza, ma è chiuso da Adolfo Rios. “Nessun problema Mister, gioco davanti!”. Risultato?! Segna 14 reti in 37 incontri: complimenti Jorge! Torna tra i pali ma non disdegna le sortite offensive, qualche altro gol in carriera lo segnerà e addirittura con la Nazionale indosserà, meno che ai Mondiali, il numero 9, quello dei bomber, ed una maglia identica ai compagni di movimento, se c’è bisogno lui c’è.

Sdoppiarsi tra il ruolo di portiere e quello di centravanti evidentemente non appaga abbastanza l’ego di Jorge, inizia così a disegnarsi personalmente le divise che poi indosserà tra i pali, sempre di due taglie più grandi. Ad ispirarlo è il mondo del surf, suo primo amore. Colori su colori.
Diciamo che non troveremo il suo nome nei libri di storia dell’arte però quelle magliette colpiscono e rimangono nella mente.
In patria è un idolo e gli sponsor fanno a gara per accaparrarselo, la Nike su tutti.
Ah, dettaglio non insignificante: tra i pali ci sa fare.

Attraverserà più volte il rovente confine tra Stati Uniti e Messico per giocare nella Major League Soccer, Los Angeles e Chicago le destinazioni. La sua carriera si divide tra questi due paesi.

Dicevamo, in Nazionale gli è capitato di giocare con il numero 9 ma non ai Mondiali, ne giocherà due da titolare e sempre nel ruolo di portiere.
Prima di USA 94 arriva il diktat di Blatter: può ricoprire un solo ruolo! Non esiste, non c’è nessuna norma a specificarlo, ma l’ordine è perentorio, Jorge Campos giochà il suo primo mondiale tra i pali e viene eletto giocatore più amato dai tifosi. 1 a 0 per te Jorge!

Campos

Prende parte anche ai Mondiali francesi nel 1998, riceve ancora un ordine dall’alto: “Quelle magliette non vanno bene, troppi colori.”. Sarà maglia bianca quando i suoi compagni indossano il verde e maglia verde quando i compagni hanno la divisa bianca.

La nostra storia finisce qui, con le sue magliette colorate.

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