El Rey del metro cuadrado e quella mano mai stretta

Chilean Socialist President  Allende stands at La Moneda presidential palaceC’è un altro 11 settembre prima di quello del 2001, e non meno tragico.
L’11 settembre 1973 un gruppo di militari guidati dal generale Augusto Pinochet con un colpo di stato abbatte il governo democratico di Salvador Allende e da il là ad una sanguinosa dittatura. Quel giorno nel Palacio della Moneda, gravemente danneggiato dai bombardamenti, il presidente Allende attende l’irruzione dei militari con elmetto in testa e mitra stretto fra le mani, morirà, probabilmente suicida.
Siamo in Cile, e a quel 11 settembre seguiranno giorni caldi.

Estadio NacionalAll’Estadio Nacional di Santiago, tempio del calcio cileno, vengono radunati i sostenitori del vecchio governo, i più fortunati verranno fucilati senza molti preamboli, e saranno in migliaia, degli altri ancora oggi non si hanno notizie certe.
In quello stadio dovrebbe esserci anche Carlos Caszely, “El Rey del metro cuadrado”, talentuoso attaccante del Colo Colo fresco capocannoniere della Copa Libertadores: non ha mai nascosto le sue simpatie politiche, è sostenitore di Unidad Popular che fa capo proprio ad Allende .
Si è però trasferito qualche mese prima nel Levante, campionato spagnolo, dove non perderà il vizio di segnare, comunque l’occasione per fare la conoscenza del dittatore Augusto Pinochet non tarderà ad arrivare.

Caszely CileNel ’74 si giocheranno i mondiali in Germania Ovest, e si, la Germania, come tutto il mondo del resto in quegli anni, è divisa in due, da una parte l’Ovest, dall’altra l’Est, siamo su due pianeti differenti.
Il Mondiale del 1974 sarà una competizione storica e l’ultimo posto utile se lo disputano il Cile e l’URSS in uno spareggio.
L’andata si gioca a Mosca pochi giorni dopo l’insediamento del generale Pinochet e punta di diamante dei sovietici è Oleg Blochin, futuro Pallone d’Oro.
Il russi tengono le redini del gioco, a tratti dominano la partita ma La Roja stoicamente resiste e strappa un insperato 0 a 0, Caszely là davanti non riceve molti palloni giocabili e non avrà modo di mettersi in mostra.
Caszely e ValdesIl ritorno va in scena due mesi dopo, Estadio Nacional, ed è uno spettacolo a dir poco surreale. L’URSS non si presenta, nello stadio trasformato da Pinochet in un campo di concentramento poche settimane prima non vogliono giocare, la Fifa se ne lava sostanzialmete le mani, è 2 a 0 a tavolino, ma il generale vuol vedere segnare almeno una rete, in tribuna c’è tutto lo stato maggiore, e così in uno stadio stracolmo i giocatori cileni battono il calcio d’inizio e si passano la palla tra di loro fino ad arrivare all’interno dell’area dove il capitano Valdes segna a porta vuota.
Al rientro negli spogliatoi dopo la farsa gli sguardi sono bassi e l’aria è tesa, Caszely, così come il capitano Valdes anche lui vicino a Salvador Allende, non ha voglia di parlare, è un vero ma non ha avuto il coraggio di dire no a quel assurdo spettacolo e si chiude in un profondo mutismo.
Seguirà a quel undici contro nessuno un amichevole con il Santos e molti dei giocatori si rifiutano di prendervi parte, El Rey del metro cuadrado è tra questi.
Il Cile, comunque, prenderà parte ai prossimi Mondiali.

Caszely Colo ColoBaffuto, con una folta testata di riccioli neri, non è alto, non è magro, Carlos Humberto Caszely ha origini ungheresi ma l’aspetto tipico di un latino americano degli anni settanta. Leggenda del Colo Colo e della Roja, la nazionale cilena, piede educato e implacabile dentro l’area, tanto da guadagnarsi appunto l’appellativo di Rey del metro cuadrado, per chi quel 11 settembre 1973 l’ha vissuto dalla parte di Allende rappresenta un mito, un eroe.

Prima di partire per la spedizione mondiale il generale Pinochet vuole dare personalmente gli auguri ai giocatori. Al termine dell’incontro stringerà le mani a tutti i componenti della squadra, uno ad uno, tutti meno El Rey: quando si trova il dittatore davanti le mani di Carlos rimangono ben intrecciate dietro la schiena. In tutti gli incontri che seguiranno le mani sporche di sangue di Pinochet e quelle di Caszely non si incontreranno mai.

Il Mondiale del ’74 è calcisticamente un evento fantastico: si incontrano nello stesso girone Germania Est e Germania Ovest, per la prima volta vi prende parte una nazionale dell’Africa subsahariana, lo Zaire, si assiste allo splendido e futuristico Calcio Totale degli olandesi guidati dal fenomeno Johan Cruijff, e, per la prima volta nella storia dei Mondiali viene sventolato un cartellino rosso, il destinatario è El Rey, Carlos Caszely.

Caszely cartellino rosso

“L’ha fatto apposta!”, “Non voleva giocare contro i suoi amici comunisti della Germania Est”, questi sono i titoli che i giornali di regime dedicano al sovversivo Carlos. Il Cile, capitato nel girone con le due Germanie e l’Australia, tornerà a casa dopo due pareggi ed una sconfitta.
Per il rosso Caszely la maglia della Roja diventerà un ricordo.
In Spagna continua a segnare ma dopo il Mondiale tedesco il Cile lo segue solo da spettatore.
L’esilio dalla nazionale dura cinque anni, Carlos torna in patria nel ‘78, sempre nel suo Colo Colo e non smette di segnare, capocannoniere per tre anni di fila le porte della nazionale si riaprono: con una sua doppietta la Roja raggiunge la finale di Copa America nel ’79, ad alzare il trofeo saranno però i paraguaiani.
Arriva il Mondiale del 1982, in Spagna, c’è anche il Cile, c’è anche Caszely, ed è una disfatta, tre sconfitte e Carlos sbaglia un rigore.

“L’ha fatto apposta!” lo accuseranno ancora.

Si trova di nuovo davanti a Pinochet, durante un incontro a La Moneda, il dittatore vorrebbe che si togliesse la solita cravatta rossa, Carlos rifiuta: “La porto sempre, la tengo vicino al cuore.”.

Nel 1988 la carriera del Rey è finita, quella di Pinochet sta volgendo al termine, contribuirà il baffuto Carlos a dargli l’ultima spallata.
Dopo quindici anni di dittatura i Cileni hanno la possibilità di dire No alla dittatura tramite un referendum, Caszely si fa portavoce di quel No. Caszely disegno
Quando giocava in Spagna la polizia di regime arresta Olga Garrido, per settimane il suo nome sarà nell’elenco dei desaparecidos: “Sono stata sequestrata e picchiata brutalmente. Le torture fisiche suono riuscita a cancellarle, quelle morali non posso dimenticarle.”. Queste le sue parole in uno spot trasmesso in tv che invitava il popolo cileno a votare No al referendum.
Nello stesso spot appare anche Carlos: “Per questo il mio voto è No. Perché la sua allegria è la mia allegria. Perché i suoi sentimenti sono i miei sentimenti. Perché questa splendida donna è mia madre.”.
Il No di Carlos il sovversivo è soprattutto per lei.

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