Lo sfondareti

Partiamo da qui: Olimpiadi parigine del 1924, in campo l’Italia guidata da Pozzo ed il Lussemburgo, palla tra i piedi del ventenne centrattacco italiano che lascia partire una cannonata, no non ci pare di esagerare, diretta verso la porta difesa da Bausch.
Goal?!
No, Bausch “para” il tiro con la faccia e si accascia a terra privo di sensi e sanguinante, dovrà dire addio ad un pezzo di lingua.
Visto che nel calcio di inizio novecento non esistono le sostituzioni Bausch, dopo veloce medicazione, viene rispedito a difesa dei pali.
Si ritroverà qualche minuto dopo nuovamente l’attaccante azzurro davanti e memore del trauma precedente abbandona la porta e corre a ripararsi, in una parola scappa. L’attaccante azzurro non infierirà e sbaglierà volutamente il tiro nonostante la porta rimasta sguarnita, perché Virgilio Felice Levratto non solo sfonda le reti con un tiro ma ha anche un cuore grande.

“Sei meglio di Levratto, ogni tiro va nel sacco!” cantava il Quartetto Cetra.

LevrattoFermi tutti, Levratto sfonda le reti?! Proprio così, non è il classico modo di dire, lui le reti le sfonda per davvero. La prima nel ’22, Vado, il suo Vado, contro l’Udinese, in palio c’è la Coppa Italia, siamo nei supplementari e la partita non si sblocca, fino a che Levratto non lascia andare dal suo piede una sassata che supera il portiere e non ferma la sua corsa in fondo alla rete, perchè la rompe.
Verifiche da parte dell’arbitro prima di assegnare il goal, coppa in bacheca ed inizio di una leggenda.

Nato a Carcare, nel savonese, inizia con il professionismo nel Vado, dove resta cinque anni e alza, come detto, una Coppa Italia, viaggia alla media di quasi un goal segnato a partita. Del tiro portentoso abbiamo già scritto, può vantarsi anche di un notevole fiuto per il goal e di una generosità in campo senza eguali.
Si ispira agli attaccanti del Genoa, “l’Invincibile Genoa” di inizio anni ’20.

E nel 1925, dopo una parentesi di un anno ricca di reti a Verona, quegli attaccanti a cui si ispira li vedrà da vicino, Felice di nome e di fatto. Se lo contendono il Genoa e la Juventus, ma a Torino il dialetto è diverso e non c’è il mare perciò si parte per Genova, ancora il rosso ed il blu nella sua carriera. Purtroppo “l’invincibile Genoa” ha esaurito la sua trionfale corsa l’anno precedente con il nono ed ultimo scudetto. In rossoblù Levratto non solleva alcun trofeo ma fa pienamente il suo dovere, con 84 reti in 188 presenze è tra i migliori marcatori della gloriosa storia del club ligure. I tifosi lo adottano e ne fanno un beniamino, a questo contribuisce senz’altro l’alto numero di reti sfondate.

Levratto Genoa
Dopo sette anni d’amore a Genova si trasferisce all’Ambrosiana, il nome Internazionale non riscuoteva molto successo all’interno del regime, dove continua a coltivare il suo rapporto con il goal. Due anni in nerazzurro e poi Lazio: da questo momento in poi, complici gli infortuni, la sua carriera va scemando verso serie inferiori e sempre meno reti sfondate.

“Non poteva che essere straordinario tutto quello che faceva Levratto, colui che è considerato il più grande giocatore italiano a non aver mai vinto lo scudetto.”

Indossa parecchie volte la maglia della Nazionale e ,oltre a segnare undici reti, “mieterà altre vittime”. Olimpiadi di Amsterdam, 1928, contro la Spagna il tiro di Felice Virgilio prima di sfondare la rete trascina dentro la porta due avversari. Così dicono, e a noi piace crederci.

Levratto nazionale

“Sei meglio di Levratto, ogni tiro va nel sacco!”

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Prima di andarsene, poco lucido e con la visione di un campo da calcio, cos’altro sennò, Levratto intraprese senza grossa fortuna la carriera di allenatore. Riuscì però a vincere lo scudetto, finalmente, era il vice di Fulvio Bernardini alla guida della Fiorentina Campione d’Italia nella stagione 1955/56.
Meglio tardi che mai Felice!

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