Jesus saves, but Best scores on a rebound – I parte

Chiunque un giorno decida di scrivere qualcosa sul football si troverà a scrivere di Lui, matematico, non si tratta di spirito di emulazione, né tanto meno di mancanza di argomenti, semplicemente quando ascolti la storia di Gorge Best ne rimani folgorato e impazzisci, letteralmente, dalla voglia di raccontarla a tutti, ma proprio a tutti, ed io non faccio eccezione.

Il filo conduttore quando si parla della vita di Best può suonare più o meno così: “Poteva essere ma non è stato.”. Certo, e anche lui quando afferma che “se fossi nato brutto non avreste mai sentito parlare di Pelé” non aiuta. Però, oltre a quello che “poteva essere”, qualcosa “c’è stato” nella vita di questo ragazzo nordirlandese, Belfast Boy, e va raccontato.

“Ho sentito raccontare molte leggende ai bambini…alcune di queste riguardavano me.”

Se all’anagrafe vieni registrato con il cognome Best, forse, parti un passo avanti rispetto agli altri.
Nato a Belfast il 22 maggio del 1946 se oggi arrivate in aereo atterrate in un aeroporto intitolato a lui. A quale altro giocatore è mai stato intitolato un aeroporto?!
A Burren Way le case a due piani in mattoni rossi sembrano tutte uguali, al numero 16 cresce il piccolo George, con la mamma Annie, papà Dickie e le cinque sorelle. La famiglia Best è protestante, quasi tutti lo sono nel quartiere di Cregagh , è il quartiere della working-class, e al termine di Burren Way c’è un campo da pallone, è li che Georgie, come lo chiamano tutti, da i suoi primi calci.
Su quel campo bazzica anche Bob Bishop, osservatore del Manchester United, il testo del telegramma che invierà in sede dopo aver visto per la prima volta un quindicenne Best lascia poco spazio alle interpretazioni: “Matt, credo di aver trovato un genio..”
Il Matt a cui si rivolge è Matt Busby, plenipotenziario dello United, sopravvissuto ai suoi giocatori nel disastro aereo di Monaco del ’58.
A quel disastro sopravive anche Bobby Charlton, calciatore, bandiera dello United, nel ’66 alzerà Coppa del Mondo con la maglia dei tre leoni e futuro Pallone d’Oro. George condividerà con lui i suoi anni migliori.

Best giovaneQuelli dello United lo convocano a Manchester: viaggio in nave fino a Liverpool e poi treno fino a destinazione. Resiste una giornata Georgie nel nord dell’Inghilterra, troppo forte la nostalgia di casa, prende le sue cose e torna a Belfast. Allo United non demordono, credono in lui e si muove Busby in persona. Pare sia andato fino a casa Best per convincerlo, e con l’aiuto di mamma Annie e papà Dickie ci riesce.
Il quindicenne Best sbarca per la seconda volta  a Manchester e questa volta per restarci.

Prima della chiamata dei Diavoli Rossi il club locale del Glentoran ha fatto in tempo a scartarlo, troppo esile e basso il giudizio, si mangiano le mani ancora adesso.

Trascorre due anni nelle giovanili prima di fare il suo esordio in prima squadra, 14 settembre 1963, contro il West Bromwich Albion: è l’inizio della Leggenda.

Nel dicembre dello stesso anno segna la sua prima rete in maglia rossa nella vittoria per 5 a 1 contro il Burnley e si stabilisce in pianta stabile nelle prima squadra.

George ha un talento strabiliante, ancora oggi c’è chi è pronto a sostenere che sia stato il più grande giocatore di tutti i tempi. Esagerato?! Mah…forse…
Velocità, goal, dribbling ubriacanti ma anche tanta corsa al servizio della squadra. Segno distintivo un movimento d’anca che lascia sul posto i difensori e gli spalanca le porte dell’area avversaria. Best da tutto in campo, sempre sul pezzo, concentrato, lo capisci quando lo vedi correre, stringe il polsino della sua maglietta nella mano, non lo lascia fino a che non ha saltato l’ultimo avversario.

“Io ho sempre giocato per piacere, per divertire me stesso ed i miei fans.”

Che Georgie si sia divertito in quel rettangolo verde, beh, è fuori da ogni ragionevole dubbio, ma anche i suoi fans…quanto l’hanno amato. Quanto lo amano. Chi non ha amato George Best?! Chi non ama George Best?!

Nella sua prima stagione scende 17 volte in campo segnando 4 volte. Mette in bacheca il suo primo trofeo, la Coppa d’Inghilterra, ed il primato quale più giovane giocatore a disputare la finale.

Quando sei un ragazzino e usi la tua immaginazione, ti vedi fare gol a Wembley con 100.000 tifosi che urlano il tuo nome. Non pensi a tutto ciò che ti toccherà prima di quel momento, tipo startene in un campo d’allenamento gelato con le ginocchia che tremano con davanti questi giganti che fino a poco prima conoscevi solo per nome.”

La carriera, la vita di Best stanno per decollare.

Stagione 1964/65, quella della consacrazione. George gioca 59 partite tra campionato e coppa segnando 14 reti. Il Manchester è Campione d’Inghilterra, finisce davanti agli odiati rivali del Leeds United.

Best sta diventando un icona, non solo per i suoi numeri sul campo, ma anche per il suo stile, i giornali si interessano a lui, alla sua bellezza, ai capelli lunghi e la maglia tenuta fuori dai calzoni mentre gioca, non erano abituati a tutto questo, c’erano delle regole da rispettare, “ma io le regole sono abituato ad infrangerle, non perchè sia un ribelle, sono fatto così”.
Gli manca solo una “vetrina europea” dove mostrarsi, che arriva la stagione seguente con la Coppa dei Campioni.

Lisbona, quarti di finale di quella che sarà la futura Champions League, al Estàdio da Luz contro il Benefica di Eusebio Georgie mostrerà al Mondo intero la sua luce. E’ il 9 marzo del 1966 e lo United deve difendere il 3 a 2 dell’andata. “Andateci piano per i primi venti minuti” è il suggerimento di Busby, il Benefica è veramente una bella squadra, e al da Luz c’è un tifo da inferno, la partita è lunga e le energie vanno dosate bene.

Best segue il consiglio del mister, per soli sei minuti, poi su una punizione da posizione laterale salta tra i difensori e di testa anticipa il portiere in uscita. 1 a 0 e palla al centro.
Passano altri sei minuti, all’altezza del cerchio di metà campo, Best con la palla ben incollata al piede salta un difensore e  con 50 metri di campo davanti “sapevo che avrei segnato”.
Ovviamente Best segna, prima però si lascia alle spalle un altro paio di difensori, ed anche il portiere.
Dodici minuti, Benefica 0, Manchester United 2.
“Andateci piano per i primi venti minuti”
“Certo Matt, come no…”

Vincono 5 a 1, in quella che fu considerata la migliore prestazione di una squadra inglese in terra straniera.

Best Back In BritainGeorgie è su di giri, la sua prestazione l’ha gasato oltre ogni modo, prima di salire sul aereo che riporta la squadra a Manchester acquista un grosso sombrero, non c’ è un motivo particolare, lo compra e basta.
Lo indossa appena arrivato a destinazione, l’eco della sua stupenda prestazione ha attraversato il canale de La Manica, i fotografi sono ai piedi dell’areo ad asepettarlo, il giorno dopo finisce sulle prime pagine dei tabloid.
E’ la prima volta che Best finisce in prima pagina, ed indossa un enorme sombrero.

Per il giornale portoghese A Bola diventa “Il quinto Beatles”, insieme al quartetto più famoso di Liverpool Georgie è l’icona pop di un Inghilterra sempre più ombellico del mondo.
Con la fama arrivano le macchine di grossa cilindrata, e le belle donne, autentiche passioni di Best insieme al football, e ad un altro vizio che presto incontreremo. Best Beatles

George Best and Blinkers Ladies football team 20.10.69 Daily Mail“Non so se sia meglio segnare al Liverpool o andare a letto con Miss Mondo: per fortuna non ho dovuto scegliere.”

“Dicono che sono andato a letto con 7 Miss Mondo. Mi dispiace deluderli erano solo 4. Non sono uscito con le altre 3.”

“Ho amato almeno 2000 donne senza doverle sedurre, mi bastava dire ‘Ciao, sono Best del Manchester United.’”

Non male Georgie, non male davvero.

Però dopo la notte magica di Lisbona arriva un infortunio al ginocchio, la stagione finisce e con lei anche la rincorsa europea dello United.

La stagione successiva Best è ai nastri di partenza, con 10 goal e soprattutto 17 assist risulta il migliore della squadra che si laureerà un’altra volta Campione d’Inghilterra. Georgie è pronto per suonare la sua sinfonia più bella, e lo farà, ancora una volta, su un palcoscenico europeo.

Coppa dei Campioni 1968, i Red Devils incontrano il Real Madrid in semifinale. Best firma l’uno a zero dell’andata al Old Trafford, al ritorno al Bernabeu è dura, ma il 3 a 3 spalanca a Best è compagni le porte della finale. Sempre il Benefica di Eusebio, stavolta si gioca a Wembley, ricordi Georgie?!
“Quando sei un ragazzino e usi la tua immaginazione, ti vedi fare gol a Wembley con 100.000 tifosi che urlano il tuo nome.”

La partità è bella ed equilibrata, al triplice fischio il risultato è di parità, 1 a 1. Stanno per iniziare i supplementari ed è chiaro che George risolverà la partita con una giocata delle sue. In questa magnifica e pazzesca storia non poteva essere altrimenti. Terzo minuto del primo tempo supplementare, Best addomestica un pallone che arriva dalla difesa, salta un difensore e si trova davanti al portiere, ancora una volta lo scarta e segna nella porta sguarnita.
Best Benfica
I suoi compagni ne segneranno altri due per il 4 a 1 finale ma la partita l’ha decisa lui. Matt Busby corona il sogno Europeo che portava dentro da quando perse i suoi ragazzi del ’58 su una pista del aeroporto di Monaco di Baviera, con lui Bobby Charlton. Il Manchester United è la prima squadra inglese sul tetto d’Europa.
Best Coppa Campioni
La stagione di Best è strabiliante, chiude con 32 reti in 53 incontri, ma i numeri non rendono il giusto merito. Nel 1968 Best è con ogni probabilità il più forte giocatore ad aver mai messo piede su un campo da calcio. Lo è stato solo per un breve periodo, ma lo è stato.
A suggellare questo splendido 1968 arriva il Pallone d’Oro.

Best Pallone d'Oro

“Jesus saves, but Best scorse on a rebound.”

God save the Best – II parte

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