Feliz aniversário Zico

Zico FlamengoQuando mi è capitato di chiedere a mio papà dei calciatori della sua gioventù mi aspettavo odi a Cruijff e lacrime al ricordo di Diego Armando Maradona, invece ho sempre ricevuto come risposta un solo nome.

Arthur Antunes Coimbra è, dopo Pelè ovviamente, il più grande calciatore della storia brasiliana, per tutti è Zico.

Il suo nome è legato alla maglia rubro negra del Flamengo, con cui nel 1981 sale sulla tetto del mondo vincendo la Coppa Intercontinentale, e a quella oro del Brasile, con cui non vincerà nulla, ma per chi ama il calcio questo ha poca importanza, perché il Brasile del ’82 ne ha stregati davvero tanti.

Nasce a Rio 62 anni fa e da subito dà spettacolo sui polverosi vicoli del quartiere, insieme ai quattro fratelli forma una spettacolosa squadra di calcio a 5 guidata dal padre. E’ solo l’inizio.

La maglia numero 10 del Flamengo è presto cosa sua, siamo ad inizio anni settanta, la indossa per oltre un decennio, prima di approdare in Italia, il bianconero è quello dell’Udinese.
Che sia un fenomeno è chiaro a tutti dall’inizio, ma l’apice della sua fama la raggiunge ad inizio anni ottanta insieme ai successi con il Flamengo.
Zico LibertadoresNel 1980 guida i rossoneri di Rio alla conquista del campionato brasiliano, il Maracanà è ai suoi piedi. Il paragone è immediato, per tutti è “il Pelè bianco”.
Dopo il campionato arriva anche la Copa Libertadores, massimo trofeo per club sudamericani, ci vogliono tre incontri per liquidare gli ostici cileni del Cobreloa ma segna solo lui. Sua la doppietta nel 2 a 1 al Maracanà, suoi anche i due goal che decidono il terzo incontro che arriva dopo l’uno a zero cileno nella gara di ritorno.

Dopo il Sud America arriva il momento di conquistare il Mondo. L’Intercontinentale a Tokyo contro il Liverpool è un trionfo. Al tè caldo i brasiliani sono avanti per 3 a 0. Zico non segna, domina. Ispira ogni azione di attacco dei suoi e poi li guarda mettere la palla infondo alla rete. Viene premiato come giocatore del match e se ne va in macchina. Si, perché i giapponesi oltre al piccolo trofeo da mettere nella personale bacheca gli danno anche una Toyota.

Arrivano i Mondiali in Spagna e tutti sanno che il Pelè bianco sarà assoluto protagonista in una nazionale che può vantare tra glia altri “O Dutur“, Socrates, e “l’ottavo re di Roma”, Falcao.
Il Brasile dell’82 è leggenda, e la famosa frase ”cosa darei per essere lì in quel momento” io me la spendo qua.
Il girone è una cosa da stropicciarsi gli occhi, segnano quattro goal a Nuova Zelanda e Scozia, con l’Unione Sovietica si limitano a due. Zico ne segna tre e per il resto fa praticamente quello che vuole.

Zico SocratesIl secondo girone mette insieme la Leggenda, l’Argentina e l’Italia. Siamo nel 1982 eh, come va a finire non ve lo devo mica dire io.
Intanto però il Brasile ne fa tre all’Argentina, e Zico dopo dieci minuti porta i suoi già avanti.
Basta un pari per passare alla semifinale ma gli azzurri hanno la meglio per 3 a 2. Il numero con cui Zico manda in porta Socrates per il momentaneo 1 a 1 e la sua maglia strappata dopo una trattenuta sono storia.
I tre goal di Pablito Rossi fermano la corsa di una delle nazionali più belle di sempre.

Zico maglia strappataNel 1983 lascia il Flamengo per sbarcare nel Bel Paese, Friuli, Udine. In maglia bianconera trascorre due stagioni mettendo insieme 22 reti. I risultati della squadra non sono ottimi ma il suo talento basta e avanza a rapire i cuori degli italiani, tra cui mio papà.

Torna nel suo Flamengo prima di chiudere la carriera in Giappone. Con la 10 rubro negra sulle spalle segna quasi 400 reti.

Durante il suo primo allenamento ad Udine si mette a calciare delle punizioni.
Parte con la prima: traversa.
Parte con la seconda: ancora traversa.
Alla quinta traversa consecutiva chiama il magazziniere.
“La traversa non è all’altezza giusta. Io da qui la metto sempre in porta.”
Il magazziniere metro in mano misura l’altezza della travera.
E’ cinque centimetri più bassa.

Zico Udinese punizioni

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