Sgambetto alla Regina

UsaIl Mondiale brasiliano del 1950 è, per tutti, il Mondiale del Maracanazo. In quella competizione c’è però un altro Maracanazo, meno noto forse, ma altrettanto sorprendente.

Stanley MatthewsE’ il primo Mondiale a cui gli inglesi si degnano di partecipare, sono i maestri e le competizioni precedenti le hanno sempre snobbate, troppo superiori. La curiosità intorno a loro è morbosa. La squadra è senz’altro forte, il perno difensivo è Alf Ramsey, che ritroveranno sedici anni più tardi seduto in panchina a guidarli alla vittoria della loro prima e finora unica Coppa del Mondo, davanti c’è Stan Mortensen che di goal ne segna sempre tanti e poi c’è Stanley Matthews, da molti considerato il miglior giocatore della storia inglese, sarà il primo ad alzare il Pallone d’Oro, all’età di 41 anni. Sono inseriti nel gruppo 2, insieme alla Spagna, al Cile e agli ex coloni, gli Stati Uniti.

La prima partita è contro i cileni, un 2 a 0 facile, come da pronostico. Il secondo incontro li vede opposti agli Stati Uniti che nel frattempo ne hanno prese tre dalle Furie Rosse in dieci minuti, dopo essere passati sorprendentemente in vantaggio.
Gli inglesi non la considerano nemmeno una partita di calcio, lasciano alcuni dei migliori, tra cui Matthews, a riposo per la sfida con la Spagna.

Il 29 giugno a Belo Horizonte si incontrano Stati Uniti ed Inghilterra. Arrivati al campo gli inglesi buttano un occhio agli spogliatoi: “Cos’è questo schifo?!”
Vanno a cambiarsi in un quattro stelle poco distante.
Gli americani sono un meltin pot di etnie, il capitano McIlvenny è scozzese e non ha ancora trovato una risposta all’amletico dubbio palla o gamba, l’attaccante Joseph, per tutti Joe, Gaetjens è nato a Port-au-Prince da madre haitiana e padre tedesco, fa il lavapiatti a New York e nel tempo libero gioca per la squadra del Brokhattan.
La partita rispetta le attese, gli inglesi dominano, colpiscono due volte i legni difesi da Frank Borghi e si aspettano di concludere la partita tanti a pochi.
Al 37° del primo però accade l’impensabile, il capitano McIlvenny allarga il gioco sulla sinistra, Walter Bahr la mette in mezzo, è un ibrido tra un tiro ed un cross, il portiere Williams è pronto ad intercettare la sfera quando Joe Gaetjens in tuffo lo anticipa di testa e la mette in fondo alla rete.
1 a 0.
E’ il mondo che va al contrario.
Gli inglesi le occasioni per pareggiare le hanno anche, ci provano in tutte le maniere ma Frank Borghi si prende le luci della ribalta e para tutto, e gli americani in contropiede potrebbero addirittura fare il secondo se Wallace fosse più freddo.
L’italiano Dattilo fischia per tre volte e la partita finisce con Gaetjens portato fuori dal campo in trionfo, colpo basso degli ex coloni ai maestri. I giornali inglesi usciranno con titoli trionfalistici, 10 a 1, alla sconfitta non ci credono, non possono crederci, c’è senz’altro un errore, una volta scoperto il reale esito dell’incontro titoleranno “la morte del calcio”.
Maracanazo con the e biscotti.

Entrambe le squadre perderanno poi il terzo incontro e saluteranno il Brasile, senz’altro con stati d’animo diversi.

Joe GatjensJoe, l’eroe americano, tenterà fortuna in Francia, non riesce però a sfondare. Torna in patria e mette in piedi una lavanderia a secco.
Il 10 luglio 1964 allo scoccare della mezzanotte viene giustiziato con due colpi di fucile alla schiena, nella prigione di Fort Dimanche si usa così.
Il 7 luglio Francois “Papa Doc” Duvalier si proclama presidente a vita di Haiti ed inizia ad incarcerare uno dopo l’altro tutti gli oppositori, o semplicemente chi aveva simpatia per il rivale Louis Dejoie. A Joe la politica non è mai interessata, ma la sua famiglia era grande sostenitrice di Dejoie, paga anche lui. Le milizie di Duvalier arrestano Gaetjens e lo conducono a Fort Dimanche dove troverà presto la morte.
Dopo lo sgambetto alla Regina a Joe non riesce anche quello al dittatore.

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