Il calcio in India – II parte : I fuoriclasse scalzi e gli anni d’oro

I parte : Alle origini del mito

GandhiIl 15 agosto 1947 l’India ottiene l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Insieme all’India nasce anche il Pakistan, da anni infatti i mussulmani presenti sul territorio spingono per avere una loro nazione. Sono anni intensi, prima il movimento per l’indipendenza ed in seguito l’uccisione di Gandhi.
E’ il 30 gennaio del 1948 e a Nuova Delhi, che nel 1911 è diventata la capitale per volontà di Re Giorgio V, due colpi di pistola freddano il Mahatma, la grande anima dell’India.

“Una luce si è spenta sulle nostre vite.” a dirlo è il presidente Nehru, ed ha tremendamente ragione.

La capitale calcistica rimane invece Calcutta, e il finire degli anni ’40 sono anni intensi anche per il football.

Sailen MannaA guidare il Mohun Bagan per 19 stagioni c’è Sailen Manna, capitano, difensore centrale che gioca, scalzo ovviamente, a testa alta e non concede nulla nell’uno contro uno. Sarà lui a guidare con la fascia da capitano anche la nazionale alle Olimpiadi londinesi del 1948. E’ la prima manifestazione post bellica, e gode di una notevole attenzione.
Sul prato verde del Cricklefield Stadium la nazionale indiana si presenta al grande calcio, e lo fa in maniera sorprendente. Avversario è la Francia.
Scendono in campo scalzi, sostengono che l’uso di scarpini influirebbe negativamente sul controllo palla, la verità, molto probabilmente, è che invece un paio di scarpini non possono permetterseli, e danno spettacolo, alla fine la ben più quotata Francia ha la meglio grazie ad un goal sul finire della partita. 2 a 1 il risultato finale, ma l’attenzione è tutta per quegli sconosciuti ed esotici indiani.
Tornano in patria da eroi, spaesati da tanta attenzione.
Iniziano gli anni d’oro del calcio indiano.

Olimpiadi 1948Solo l’India può passare alla storia di un Mondiale a cui non ha preso parte.

E’ un’altra storia indiana ed i contorni non sono proprio chiari, siamo sempre lì: mito e realtà.

Come tutte le nazioni neonate anche in India il calcio è un veicolo importante per rafforzare l’identità nazionale, dopo la sorprendente e storica partecipazione alle Olimpiadi del 1948 i Mondiali del 1950 sono un occasione da non perdere. O meglio, sarebbero.

Una nazionale asiatica deve esser presente, è un diritto acquisito: il Giappone a quei Mondiali vorrebbe partecipare, ma visto il ruolo recitato nell’ultimo conflitto bellico meglio di no. Vengono invitate Indonesia e Filippine ma “grazie, magari un’altra volta”.
La prima nazionale asiatica a prendere parte ad un Mondiale è, sarebbe, la giovane India.
E’ sorteggiata nel girone con l’Italia bi-campione in carica, con la Svezia ed il Paraguay: difficile, ma le aspettative sono molte.

India 1950Peccato che l’India a quel Mondiale non si presenta.

E perché?

Mohun Bagan 1949La versione inglese, affidata tra l’altro agli organi di informazione ufficiali, è, riassumendo: “Signori, questi non hanno una rupia”.
Praticità british, e sicuramente c’è del vero. Il calcio in India non ha mai mosso una sola rupia.
Ma è una tesi che non sta in piedi fino in fondo, i brasiliani sono pronti ad offrire tutto, il viaggio, l’ospitalità.
“Venite qua a mostraci quanto siete bravi, e tutto a spese nostre, non fate complimenti.”
No, la praticità british in questo caso fa un buco nell’acqua.

Mohun Bagan 1943Un’altra versione, un po’ più indiana, sostiene che i giocatori  vogliono assolutamente giocare scalzi, non accettano di ingabbiare il loro estro dentro a degli scarpini. Nella terra del futbol bailado loro ci vogliono andare scalzi.
Siccome le regole lo proibiscono grazie e alla prossima.

La terza versione la potete ascoltare solo in India e sostiene che una volta conosciuto il sorteggio in Federazione si sono guardati in faccia e:
“La nostra prima apparizione ad un Mondiale è contro i campioni dell’Italia?!”
“Potrebbe finire tanti a pochi, lo sapete vero?!”
”Sarebbe una pessima storia da raccontare, e noi siamo indiani, a queste cose ci teniamo.”

India aereoNella terra dove realtà e leggenda spesso sono la stessa cosa quest’ultima versione è decisamente la più verosimile.
I fuoriclasse scalzi in Brasile non li vedranno mai.

India abdul RahimDopo esser entrati nella storia dei Mondiale senza parteciparvi l’India affida la sua panchina ad Abdul Rahim, è mussulmano ed è rimasto in India anche dopo la nascita del Pakistan, negli anni precedenti ha guidato con successo la squadra del commissariato di polizia di Hyderabad.
Il suo calcio è innovativo, così come i suoi metodi di allenamento.
Porta subito la squadra ad una vittoria nei giochi asiatici del 1951.
Ma sono le Olimpiadi il terreno di caccia preferito per le “tigri” indiane. Dopo la bella figura del ’48 a Londra c’è quella pessima di Helsinki nel 1952, 10 reti dalla Jugoslavia e mesto ritorno a casa. Nel 1956 si vola a Melbourne, Australia, ed è tutta un’altra sinfonia.
I padroni di casa vengono liquidati con quattro reti. I ragazzi di Rahim, guidati dal capitano Manna in campo, giocano un calcio piacevole, e moderno, Stephen D’Souza si toglie anche la soddisfazione di segnare una tripletta.
In semifinale c’è ancora la Jugoslavia, ancora troppo forti, e questa volta sono gli indiani a prenderne quattro. Verranno sconfitti anche nella finale di consolazione dalla Bulgaria e chiuderanno l’Olimpiade al quarto posto.
E’ il momento più alto per il calcio indiano, e lo è ancora oggi.

Nel frattempo i giocatori si sono abituati all’uso degli scarpini, i piedi scalzi sono un ricordo. E’ la nuova India che cresce.

Il ciclo di Rahim si chiude nel 1962, il periodo d’oro del calcio indiano culmina con la vittoria dei giochi asiatici a Jakarta, davanti a 100.000 persone la nazionale indiana liquida la Corea del Sud.
L’11 giugno 1963 un cancro porta via all’India Abdul Rahim, l’inventore del calcio moderno indiano.

Nel 1964 il commissario tecnico della nazionale indiana è Alberto Fernando, e si reca in Brasile per un seminario di aggiornamento.

“Quello che oggi state insegnando qua io l’ho imparato da Rahim dieci anni fa. Lui era un profeta del calcio.”

Abdul RahimUna luce si è spenta sul calcio indiano.

III parte : Il gigante addormentato ed il campionato degli eroi

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