Il calcio in India – III parte : Il gigante addormentato ed il campionato degli eroi

I parte : Alle origini del mito
II parte : I fuoriclasse scalzi e gli anni d’oro

Indiani palloneDopo la morte di Abul Rahim l’India piomba in un grande sonno da cui ancora oggi non riesce a svegliarsi. Gli ultimi cinquant’anni sono poca roba.

Coppa Mondo cricket 1983Un miliardo e duecento milioni di persone sono un serbatoio immenso a cui attingere ma dagli inglesi più che la passione per il football gli indiani hanno ereditato la passione per un altro sport: il cricket.
Il cricket è lo sport nazionale indiano e gode di sovvenzioni governative che gli alri sport nemmeno si sognano. I giocatori di cricket sono professionisti a tutti gli effetti e parlando di cifre, oggi, il campionato indiano ha i salari medi per giocatore tra i più alti per una competizione sportiva, secondi solo alla National Basketball Association, meglio nota come NBA.
A rendere il cricket ancora più popolare tra i giovani indiani è la vittoria del Mondiale nel 1983, a Londra, in casa di quelli che fino a quarant’anni prima li chiamavano sudditi. Se nel nostro immaginario comune un ragazzino che gioca per strada rincorre un pallone da Mumbai a Calcutta passando per Nuova Delhi i bambini per strada, e sono veramente tanti, sognano di stringere tra le mani “the cricket bat”.
Si ripeteranno nel 2011, in casa.

VijayanIl calcio invece prosegue nel suo sonno profondo. La nazionale dopo la vittoria ai giochi asiatici non ottiene più nulla, con costanza e con cadenza regolare, ogni quattro anni, tenta la scalata al Mondiale attraverso le qualificazioni, ogni volta potrebbe essere quella buona ma puntualmente non lo è mai.
Di calciatori di cui ricordare il nome francamente non ce n’è. Qualcuno finisce sulle pellicole di Bollywood, non tanto per il talento espresso in campo quanto per la storia che porta con se, è il caso di Nivalappil Mani Vijayan. Nato e cresciuto in una delle più povere baraccopoli di Calcutta, vende bevande allo stadio per aiutare la famiglia a tirare avanti, la passione per il pallone e le sue capacità lo porteranno all’attenzione della squadra della polizia del Kerala, che a diciassette anni lo mette sotto contratto. E’ l’inizio di una buona carriera. I sacri testi della storia del calcio difficilmente parleranno di lui ma è una bella avventura che solo da queste parti può prendere forma.

Nonostante la mediocrità vista sui campi, nonostante il cricket che la fa da padrone, gli indiani hanno una enorme fame di calcio, lo capisci quando per le qualificazioni ai Mondiali tedeschi del 2006 al Salt Lake Stadium di Calcutta si radunano in 120.000. Si disputa India – Giappone ed un numero così alto di spettatori non trova riscontro nello spettacolo che la nazionale offre, tra l’altro nella gara di andata nella terra del Sol Levante ne hanno prese addirittura sette. Ma sulla panchina dei nipponici siede il “Pelè Bianco”, Zico, e tutti quegli indiani sono li per lui.
“Sono tornato indietro nel tempo, a quando ero giovane ed il Maracanà mi acclamava.”
Per la cronaca, il Giappone si impone per 4 a 0.

150th Birth Anniversary Of Swami VivekanandaDicevamo del miliardo e duecento milioni di indiani, un pubblico così non lo trovi da nessun’altra parte. I centoventimila a Calcutta per Zico o le altre migliaia che assistono alle partite di una delle leghe onestamente più scadenti del mondo sono numeri impressionanti, gli ultimi Mondiali hanno avuto un seguito impressionante, così come le partite della Premier League inglese, e non ci è voluto molto prima che qualcuno fiutasse il business.

Pires e ZicoDai divi di Bollywood alle stelle del cricket, passando per magnati del petrolio e delle telecomunicazioni, indiani e non, in molti si sono trovati ad investire nel calcio in India.
Hanno provato a comprarsi le squadre della I-League, la loro Serie A, ma l’orgoglio indiano ha prevalso: “I soldi sono pochi, lo spettacolo è scadente, ma ce lo gestiamo noi, grazie.”
E’ stata quindi fondata una nuova lega, sul sistema a stelle e strisce delle franchigie, acquistate in un batter d’occhio, ogni grande città dell’India ha la sua squadra, sono otto in tutto: è la Indian SuperLeague, per motivi di marketing meglio nota come Hero SuperLeague, il campionato degli eroi.
Murdoch acquista l’esclusiva della competizione, che si svolge in autunno, e la trasmette ad un pubblico indiano sempre più numeroso.
I campioni che decidono di venire a respirare la magia indiana per gli ultimi scampoli di carriera sono molti.
Ci sono gli italiani Del Piero, a Delhi, e l’allentore-giocatore Materazzi a dirigere in campo il brasiliano Elano e il francese Silvestre.
TrezeguetLa famiglia Della Valle ha fiutato l’affare ed ha investito nella squadra di Pune, in panchina il navigato Franco Colomba dirige tra gli altri David Trezeguet.
A Mumbai si sono rincontrate due vecchie stelle dell’Arsenal di Arsene Wenger, sono Freddy Ljungberg e Nicolas Anelka.
A Goa c’è quel signore che quasi dieci anni fa ha portato centoventimila persone sulle tribune del Salt Lake Stadium, Zico, che dalla panchina guida la stella Robert Pirès in campo.
Nella squadra di Calcutta gli interessi degli spagnoli dell’Atletico Madrid sono forti, non a caso la divisa è simile, per non dire identica, a quella dei colchoneros e la squadra si chiama Atletico de Kolkatta.

Del PieroLa scommessa è grande, ma il montepremi è di quelli ricchi.

Il campionato degli eroi, non poteva avere altro nome la competizione che vuole rilanciare il calcio qui, dove gli eroi li hanno già conosciuti, e giocavano a piedi nudi, dove un bambino di nome Nagendra si trova per caso a calciare un pallone, pallone che gli studenti bramini non volevana toccare perchè impuro, qui dove il confine tra mito e realtà è sottile ed impercettibile.

Il grande gigante addormentato sta per svegliarsi, forse.

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