Il Filosofo del deserto

Aboutrika of Egypt's Al-Ahli waves to fans after he was substituted during their African Champions League final soccer match against South Africa's Orlando Pirates in CairoLa sabbia del deserto non è certo il miglior posto dove tirare calci ad un pallone, ad essere onesti non è nemmeno il miglior posto dove edificare qualcosa, va bene, ma allora le Piramidi di Giza come le spiegate?! Poggiate da secoli sulla sabbia del deserto a pochi km a sud del Cairo, sono la più maestosa testimonianza della straordinaria civiltà egizia, sviluppatasi lungo la valle del Nilo. All’ombra di quelle piramidi alla fine degli anni settanta nasce e cresce un ragazzo, alto, dal fisico asciutto, occhi scuri e sguardo intenso, sorriso genuino, una laurea in filosofia e la vicinanza ai manifestanti di piazza Tahir per le ultime spallate al trentennale governo del rais Mubarak. Mohamed Aboutrika ha un talento cristallino, per gli egiziani è il più grande calciatore di sempre, per il Times è “il più forte giocatore di tutti i tempi a non aver mai giocato in Europa e Sudamerica”. Non male. PortraitSeguire l’ordine degli eventi nella storia di Mohamed il filosofo non è facile, impossibile non partire dal quel drammatico primo febbraio allo stadio di Port Said. E’ passato quasi un anno da quando il rais ha abdicato dopo trent’anni da padre padrone, ha vinto piazza Tahir ed i suoi manifestanti. Nel cuore della protesta ci sono gli Alhawy, ultras del Al-Ahly, squadra della capitale di cui Aboutrika è l’idolo, fianco a fianco con gli odiati rivali dei Cavalieri Bianchi, ultras dello Zamalek. In piazza Thair con il cuore c’è anche Mohamed. Un anno dopo, il primo febbraio 2012 appunto, si gioca a Port Said, l’Al-Ahly di Aboutrika è ospite del Al-Masry ed i rapporti tra le due tifoserie non sono per così dire dei più cordiali. Il campo premia a sorpresa i padroni di casa, che si impongono per tre reti ad una. Al triplice fischio dell’arbitro finisce la partita ed inizia la battaglia, i tifosi di casa invadono il campo e parte una caccia all’uomo contro giocatori e tifosi del Al-Ahly. Le forze dell’ordine lasciano fare, ed in campo è guerra vera, calci, pugni, bastoni, coltelli e spade, sembrano elementi usciti da un racconto epico invece si tratta della cronaca di quella sera. In 74 non torneranno a casa. A denti stretti sono in molti a lasciarselo sfuggire, il calcio stavolta non c’entra, è una vendetta del regime caduto e dei suoi seguaci contro chi era in piazza Tahir dodici mesi prima, un massacro legalizzato. Aboutrika non ce la fa, ha visto ragazzini morire davanti sotto i suoi occhi, la guerra ha preso il posto dello sport, la nausea è troppo forte, vuole mollare tutto, ma desiste, e continua a scendere in campo, proprio in onore di quei 74. Torniamo indietro, al 2006, stadio Internazionale del Cairo, dopo centoventi minuti sfiancanti di assoluto equilibrio la Coppa d’Africa viene assegnata ai rigori, da un parte i padroni di casa dell’Egitto, dall’altra la forte Costa d’Avorio. E’ l’ultimo rigore e può essere quello decisivo, gli errori di Drogba e Kone costringono il portiere Tizie ad un miracolo contro il tiratore egiziano. Dall’altra parte degli undici metri c’è Aboutrika, sta posizionando sul dischetto un pallone pesantissimo che con estrema freddezza mette, un attimo dopo, alle spalle del portiere. Campioni. Esplode la gioia, intorno a lui, per le strade del Cairo, fino all’ombra delle Piramidi e sulle rive del Mar Rosso. Mohamed si inginocchia, viso sull’erba e nella testa le parole del profeta di cui porta orgoglioso il nome. Dice grazie, alla sua maniera. Abou GazaCi sarebbe anche un’altra Coppa d’Africa, due anni dopo, in Ghana, Aboutrika è ancora protagonista, sempre di più. Segna la rete che regala la vittoria in finale contro i leoni del Camerun, ha segnato anche in semifinale contro la Costa d’Avorio. Ma è la doppietta nel girone contro il Sudan a far parlare, non tanto per le reti quanto per la maglietta sfoggiata dopo: “SYMPATHIZE WITH GAZA”. Mai banale il filosofo. Proprio in quei giorni lo sceicco Abdulrahman Bin Musaid, proprietario del club saudita Al Hilal offre a Mohamed un sontuoso contratto da 400mila dollari l’anno. Offerta irrinunciabile, quella cifra cambia la vita di qualsiasi atleta in Africa, ma non quella di Aboutrika: “No grazie, non me la sento, non posso arricchirmi mentre i miei fratelli palestinesi vengono uccisi.” Chapeau. Non esistono compromessi. I soldi guadagnati spesso vanno a chi in Egitto, e non sono pochi, non se la passa particolarmente bene, il volto è raramente prestato a campagne pubblicitarie, ma quelle poche volte si tratta di campagne di sensibilizzazione. Ci ha provato anche il Real Madrid a sedurlo, o forse è più corretto dire che i blancos sono stati sedotti dal talento del filosofo, inutile dire che non se ne fece nulla. “Il più forte giocatore di tutti i tempi a non aver mai giocato in Europa e Sudamerica.”

Advertisements