Quando le Aquile volarono sull’Europa

Eusebio e Guttmann coppa campioniAl Estadio Da Luz nei primi anni del sessanta quando in campo scende l’undici di casa, il Benfica, la luce la vedono per davvero.

GuttmannA guidare quel Benfica c’è l’ungherese Béla Guttmann, allenatore, vincente, che ha lasciato un segno netto nella storia del club. La vita non è stata facile per lui, sopravvissuto all’Olocausto quando se ne andrà sbattendo la porta per divergenze di opinioni con la dirigenza lancia un anatema: “Trofei europei voi qua non ne vedrete più per almeno cent’anni!”
Li possiamo immaginare i sorrisini divertiti: “Si si, certo! La c’è la porta signor Guttmann! Ah… comunque grazie per aver contribuito a riempire la nostra bacheca.”
I sorrisini oggi non ci sono più, quando per cinquant’anni ad ogni finale, otto per la precisione, guardi gli altri alzare il trofeo mentre stringi tra le mani una medaglia d’argento non c’è posto per sorrisini divertiti.
Ma questa è un’altra storia.

Fresco campione del Portogallo il Benfica nella stagione 1960/61 si appresta a disputare la Coppa dei Campioni che fino a quel momento vede alla voce “vincitori” un solo nome: Real Madrid, cinque edizioni, cinque vittorie dei blancos.

Aguas coppa campioniPunta di diamante della squadra è José Aguas, attaccante nato in Angola, antico possedimento lusitano, che da quasi un decennio guida i rossi di Lisbona a suon di reti. Quando saluterà per passare agli austriaci del Autsria Vienna può vantare 5 campionati portoghesi e 7 coppe nazionali, più un paio di altre coppe che vi andremo a raccontare. Le reti sono 267 in 262 presenze. Nella Coppa dei Campioni 1960/61 segna per 11 volte.
Ma è tutto il Benfica ad avere un feeling intenso con la porta avversaria. Il primo incontro li mette davanti agli scozzesi del Heart of Midlothian, tra andata e trasferta finisce 5 a 1. Ed è solo l’inizio.
Dall’urna per gli ottavi di finale escono gli ungheresi del Ujpest, passato glorioso ma questo Benfica è troppo forte, il 6 a 2 casalingo rende dolce la sconfitta in terra magiara per 2 a 1.
Nel frattempo nella vicina Spagna va in scena il Clasico, Real Madrid contro Barcellona. I catalani bloccano il Real sul 2 a 2 casalingo e si impongono in campo amico eliminando i penta campioni in carica. Diventano i favoriti alla vittoria del trofeo e difatti li ritroviamo in finale.
Finale a cui arriva il Benfica, a suon di goal, i danesi del Aarhus ai quarti e gli austriaci del Rapid Vienna in semifinale capitolano sotto i colpi di Aguas e José Augusto de Almeida. Il ritorno della semifinale a Vienna non arriva al 90esimo, degli incidenti costringono l’arbitro ad interrompere il gioco. Il risultato di 1 a 1 viene omologato.
La finale si gioca a Berna.
I catalani hanno eliminato i favoritissimi madrileni, il Benfica ha avuto un cammino relativamente semplice ma ha impressionato tutti per la facilità con cui va in rete.
I ragazzi di Guttmann dopo lo svantaggio firmato dell’ungherese Kocsis si riprendono e prima dell’ora di gioco hanno già ribaltato il risultato, il solito Aguas, un autorete ed il regista Coluna hanno portato il risultato sul 3 a 1. Inutile la rete di Czibor. 3 a 2.
Il Benfica è Campione d’Europa per la prima volta e con pieno merito.

Benfica 1960-61La stagione seguente il Benfica si presenta ai nastri di partenza della Coppa Campioni tra i favoriti, ed in più può contare su un giovanotto, arriva dal Mozambico ed ha nemmeno vent’anni, lo chiamano la pantera nera, ne sentiremo parlare.
Poi c’è sempre Aguas che il vizio del goal proprio non se lo vuole levare.

Tra i favoriti c’è, ovviamente, anche il Real Madrid di Di Stefano e Puskas che vuole dimenticare con una vittoria la cocente delusione dell’anno prima.

I lusitani il primo turno lo saltano, sono i campioni.
Agli ottavi incontrano gli austriaci del Austria Vienna, 1 a 1 nella terra di Mozart e della torta sacher, 5 a 1 in scioltezza nella terra del fado, segna anche quel ragazzino, quello che chiamano la pantera nera.
I quarti di finale si rivelano decisamente più impegnativi, i tedeschi del Norimberga infliggono in Germania un secco 3 a 1 alla banda di Guttmann. Il ritorno è un autentico capolavoro dei portoghesi, i due goal dopo quattro minuti ribaltano subito le sorti della qualificazione. A fine parrtita saranno sei le reti. 6 a 0, e quel ragazzo, quello che arriva dal Mozambico segna una doppietta.
Di Stéfano e PuskasLa semifinale contro il Tottenham non è mai in discussione, ad Amsterdam, per la finale c’è il Real Madrid, chi altro sennò.
I blancos ad eccezione dello spavento contro la Juventus hanno condotto un cammino trionfale.
E’ una delle finali più belle di sempre. La voglia di rivincita degli spagnoli è tanta e dopo venti minuti Puskas con due reti fissa il risultato sul 2 a 0. Ma il Benfica non è qui per caso, e poi al successo ci stanno prendendo gusto. Il solito Aguas e Cavém pareggiano i conti. Un altro squillo di Puskas, il terzo, riporta il Real avanti prima del the caldo.
Benfica 1961-62La ripresa è tutta per i rossi, Coluna riporta la parità praticamente subito, e poi c’è spazio solo per lui, per la pantera nera, segna una doppietta.
Il primo goal è su rigore, quando l’arbitro fischia il ragazzo prende la palla e la porta sul dischetto, ha vent’anni ed il capitano gli chiede “te la senti?”.
Siamo sul 3 a 3, contro il Real Madrid, nella finale di Coppa dei Campioni, la domanda è lecita.
“Si, segno.”
E segna, palla da una parte, portiere dall’altra.
Il ragazzo che viene dal Mozambico, la pantera nera, si chiama Eusebio da Silva Ferreira, per tutti semplicemente Eusebio. E’ stato il più grande giocatore portoghese di sempre, poi è arrivato un certo Cristiano Ronaldo e allora qualche dubbio forse è giusto porselo. Uno dei più forti di sempre comunque, al Mondo.
Quella sera del 1962 la sua luce, la luz,abbaglia il mondo intero. E’ l’inizio.
Quella del Benfica, per lo meno in Europa, invece non brillerà più.
L’ha detto Béla, per almeno cent’anni, siamo appena a metà strada, e quei sorrisini erano maledettamente fuori luogo.

Eusebio

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