Il viaggio di Luis – II parte : Gli ostacoli e l’arrivo

Il Viaggio di Luis – I parte : La Partenza

Bagna l’esordio in maglia reds con un goal sotto la Kop, avversario lo Stoke City. A guidarlo in panchina c’è la leggenda del club Kenny Daglish. 4 goal sono il suo score nella primi mesi sulle rive della Mersey.

Nell’estate 2011 va in scena la Copa America, si gioca in Argentina, l’odiata Argentina.
Segna nel 1 a 1 contro il Perù, nella prima partita del girone, un altro pareggio e la vittoria per 1 a 0 sul Messico valgono il pass per i quarti di finale.
A Santa Fe contro la Celeste scendono in campo i padroni di casa, l’Argentina. La partita è nervosa, complicata e la pressione sta avendo la meglio su Luis. Tabarez lo calma, deve calmarsi, altrimenti lo toglie dal campo, Suárez prende un respiro e arriva insieme ai suoi ai calci di rigore. Ancora una volta gli undici metri sorridono agli uruguagi. E’ semifinale.

Suarez UruguayIl Perù viene liquidato da Suarez con due reti, e la finale contro il Paraguay, che ha sorprendentemente eliminato il Brasile, vede gli uomini di Tabarez come favoriti.
Suárez apre le marcature, una doppietta di capitan Forlan chiude i conti, portando l’Uruguy e Suárez sul gradino più alto dell’America latina. E’ il suo primo, e finora unico, trionfo con la maglia celeste.

Il calcio di strada, quello dei barrios, dove vale tutto si presenta nuovamente sull’uscio di casa Suárez nella sua seconda stagione a Liverpool. La Federazione gli commina 8 giornate di squalifica.
Il motivo? La parola negro impropriamente usata nei confronti di Evra. Negro in spagnolo ha un significato diverso rispetto all’inglese, prova a giustificarsi Luis, ma alla Federazione non importa.
L’Inghilterra l’ha già scaricato, per la sponda rossa della Mersey è invece un idolo.

Suarez EvraL’accusa di razzismo fa però male a Suárez, ha colpito un arbitro con una testata all’età di quindici anni, ha salvato un goal già fatto con la mano che è valso la semifinale mondiale, ha esultato smodatamente per questo, ha morso al collo un avversario, si è guadagnato la nomea di cascatore, simulatore, e tutto questo Luis riesce ad accettarlo, non serenamente, ma comunque ad accettarlo. Ma l’accusa di razzismo lo ferisce oltre ogni modo.

L’occasione per stingere la mano ad Evra si presenta presto, poche settimane dopo Liverpool e United sono di nuovo una di fronte all’altra. Le squadre scorrono nel mezzo del campo, gli sfidanti si stringono le mani, quando ad incrociarsi devono essere quella di Suárez ed Evra il francese prima la scosta e poi reclama la stretta. E’ una trappola e Luis c’è cascato. Lo sostiene anche Reina, portiere dei reds, accanto a lui in quel momento, lo sostiene la sua Sofia, che dalla tribuna ha osservato tutto.

La seconda stagione al Liverpool, la prima intera, si conclude con una media realizzativi in calo, solo 11 reti in 31 presenze in campionato.

La stagione 2012/2013 inizia con Brendan Rodgers alla guida, il tecnico che tanto aveva impressionante per il bel gioco del suo Swansea è il mister della svolta nell’avventura inglese di Suárez.
Il gioco della squadra migliora, e Luis ritrova la vena realizzativi dei momenti migliori. Ma sono le sue zone d’ombra a balzare ancora una volta sotto la luce dei riflettori.
Come quando dopo aver propiziato l’autogoal del pareggio nel derby contro l’Everton esulta tuffandosi davanti alla panchina del tecnico rivale David Moyes che lo aveva accusato di essere un cascatore.
O quando nell’incontro di FA Cup con il Mansfield Town segna con la mano, ed esulta, come se niente fosse, baciandosi proprio quel polso, dove porta tatuato il nome della sua bambina, Delfina.
Una mano de Dios spogliata di ogni romanticismo, per avere la meglio di una squadra di una serie inferiore.

Ma è sul finire della stagione, una stagione che lo vede protagonista con 23 centri in Premier, che la pressione della lotta per un posto in Champions si fa troppo opprimente, e Suárez reagisce come faceva da bambino, nelle strade polverose del barrio.
Liverpool e Chelsea si contendono un posto nell’Europa dei grandi, e la sfida del 21 aprile potrebbe essere decisiva.
Suárez è protagonista dopo la rete blues di Oscar e la risposta di Sturridge. Prima un rigore procurato per un tocco di mano che il belga Hazard realizza, e poi, in pieno recupero la rete che sigla il pareggio.
Nel mezzo di questi due episodi un altro morso, questa volta a Ivanovic. L’arbitro non vede, ma le telecamere si. Il Cannibale.

La federazione questa volta lo squalifica per 10 giornate. Suárez è quello che morde gli avversari, che viene accusato di razzismo, di essere un cascatore. Questa volta lo scaricano davvero tutti.
Il primo ministro Cameron lo adita come un pessimo esempio. Quando anche il premier si schiera apertamente contro di te la voglia di prendere e andare via deve essere davvero molta, e Suárez non la nasconde.
Il capitano Steven Gerrard lo convince a restare. Ma adesso nemmeno il tecnico Brendan Rodgers è più dalla sua parte.

LIVERPOOL, ENGLAND - OCTOBER 26: ( THE SUN OUT, THE SUN ON SUNDAY OUT) Luis Suarez of Liverpool celebrates his first goal during the Barclays Premier League match between Liverpool and West Bromwich Albion at Anfield on October 26, 2013 in Liverpool, England. (Photo by Andrew Powell/Liverpool FC via Getty Images)

I postumi della squalifica per il morso a Ivanovic si trascinano anche nella stagione 2013/2014, Luis salta le prime giornate, e si ripresenta con una doppietta al Sunderland. E’ la sua stagione migliore, solo Alan Shearer e Cristiano Ronaldo sono riusciti a segnare altrettanto, 31 reti in Premier ed il Liverpool mai così vicino al titolo negli ultimi vent’anni.
La squadra senza di lui è mutilata, monca nel potenziale offensivo. La cavalcata è straordinaria, ed esaltante, e si interrompe nell’ultimo rettilineo prima del traguardo.
La vittoria per 3 a 2 sui diretti rivali del City illude tutti. Il titolo è a portata di mano.
La sfida contro il Chelsea si abbatte sui reds con gli stessi effetti di un uragano su un castello di carte. Gerrard non controlla un facile pallone, scivola e spalanca le porte dell’area di rigore a Demba Ba, che non perdona. Uno scudetto già cucito per metà sulle maglie rosse si scuce ogni istante sempre di più. L’epilogo è la rimonta del Palace, dal vantaggio di 3 a 0 al pareggio per 3 a 3.
Suárez esce dal campo con la maglia a coprirne il volto, a coprirne le lacrime.

Suarez e FerreiraL’estate 2014 è quella del Mondiale brasiliano, Mondiale a cui Suárez rischia di non partecipare per un oprazione al ginocchio.
A poche settimane dalla manifestazione Luis viene operato al menisco, a Walter Ferriera il compito di rimetterlo in condizione per disputare almeno due delle tre partite del girone. Nemmeno Walter Ferriera ha la certezza di volare in Brasile, mesi di chemioterapia l’hanno segnato.
“In Brasile ci andrò, e tu verrai con me. Ho bisogno di te.” E’ la preghiera di Luis.
Entrambi partono per il Brasile, e l’immagine che li ritrae abbracciati dopo la prima rete all’Inghilterra potrebbe diventare l’immagine simbolo del Mondiale di Suárez, se pochi giorni dopo non ne seguisse un’altra.
All’Inghilterra segna due reti, che valgono la vittoria per 2 a 1. “Guarisci con calma” titolavano i tabloid di sua Maestà, ma non è servito.
La qualificazione passa dalla sfida contro l’Italia.

La vittoria per 1 a 0 con rete di Godin su colpo di testa passa in secondo piano rispetto a quello che succede qualche minuto prima sempre nella stessa area. E’ l’immagine che resterà del Mondiale di Suárez, Luis a terra che si tiene una mano sui denti, il difensore azzurro Chiellini vicino a lui che si tiene una mano sulla spalla.
E’ ancora il primordiale retaggio del calcio di strada, vale tutto, Suárez ci ricasca e morde ancora, per la terza volta.

Suarez ChielliniLa mano della FIFA è pesantissima, 100.000 franchi svizzeri di multa, 9 giornate di squalifica con la maglia della Celeste, 4 mesi di interdizione da qualsiasi attività sportiva, compreso l’accesso agli stadi.
E’ Tabarez che nel ritiro brasiliano glielo comunica: “Qua non ti vogliono, devi andare via.”
Tabarez che lo difende davanti ai taccuini dei cronisti: “Questa è la Coppa del Mondo di calcio, non c’entra nulla la moralità spicciola.”
Ma dalla parte di Luis sono rimasti veramente in pochi, c’è la sua Sofia, con cui si rifugia da tutto e tutti. In Inghilterra li ha tutti contro, adesso il momento di andare è arrivato per davvero.

Passato un decennio il cerchio è pronto per chiudersi. Barcellona, quella città che per il Suárez sedicenne rappresentava il Paradiso adesso è pronta ad accogliere un uomo prima che un giocatore il cui sconfinato talento è messo in ombra dalle sue continue debolezze.

Gli oltre ottanta milioni spesi dal Barcellona lo portano ad essere uno degli acuisti più costosi di sempre.
Saputo del accordo tra il Liverpool ed i Catalani Luis scoppia in lacrime.
Il periodo di lontananza forzata dal campo pesa come un macigno sulle spalle di Suárez, Luis Enrique al primo allenamento lo presenta allo spogliatoio cosi: “Bueno, ellos finalmente lo sacaron de Guantánamo para estar con nosotros en el entrenamiento.”

Bene, finalmente lo hanno portato fuori da Guantanamo per allenarsi con noi.

Ma Luis Suárez non è uno che ha bisogno di presentazioni.

Decide di farsi aiutare da uno psicologo, Joaquin Valdes, uomo di fiducia di Luis Enrique, la scusa “io sono un giocatore che in campo da tutto, anche di più” Suárez non vuole più raccontarsela.

Suarez BarcaDi questa storia così umana e così vicina quanto distante per la quantità di talento che la annaffia si potrebbe dire ancora che nella usa prima stagione al Barça Luis forma insieme a Leo Messi e Neymar il tridente di attacco più prolifico della Storia. Che mette in bacheca tutto ciò che si può mettere: una Liga, una coppa nazionale ed una Champion League, impreziosita dalle sue reti, tra cui una in finale contro la Juventus.

Ma questa è un altra storia, è un altro viaggio, che inizia dopo quello durato undici anni, da Montevideo a Barcellona, per stare con l’amata Sofia. Un viaggio che ricorda il calcio nei barrios latini, vale tutto.

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